





La serata con Angelo Ferrillo al Circolo Amici dell’Arte
La serata di ieri ha portato nel nostro circolo una finestra affacciata direttamente su uno dei quartieri più affascinanti e complessi di Tokyo: Shinjuku. Protagonista Angelo Ferrillo, fotografo la cui passione per il Giappone non è una semplice curiosità turistica, ma il frutto di più di 15 anni di viaggi, studio e immersione in una cultura che ha saputo trasformare radicalmente il suo sguardo.
Ferrillo ha presentato il suo ultimo libro, Shinjuku, un progetto che rappresenta ben più di una raccolta di fotografie. È il distillato di una ricerca profonda su come vivere, vedere e interpretare uno spazio urbano non da visitatore, ma da osservatore consapevole che ha scelto di adottare le lenti – letteralmente e metaforicamente – di chi quel quartiere lo abita quotidianamente.
Dalla curiosità del turista al pensiero del fotografo giapponese
Quello che rende particolare il lavoro di Ferrillo è la consapevolezza del salto culturale compiuto. Non è rimasto intrappolato nella postura del turista affascinato, ma ha operato una vera trasformazione, educando lo sguardo a ragionare secondo coordinate diverse. Come ha spiegato durante la presentazione, questo passaggio non è banale: significa rinunciare ai propri schemi visivi acquisiti, alle abitudini percettive consolidate.
Un elemento che Ferrillo ha sottolineato con particolare chiarezza riguarda proprio i codici visivi differenti tra Oriente e Occidente. I giapponesi leggono da destra a sinistra e dall’alto verso il basso – un ritmo visivo che influenza profondamente il modo di comporre un’immagine. Gli occidentali, abituati al movimento da sinistra a destra e dall’alto al basso, portano con sé questo orientamento anche quando alzano una macchina fotografica. Fotografare seguendo una logica visiva completamente differente? È destrutturante. È come imparare a pensare in una nuova lingua, ma con gli occhi.
Daido Moriyama e il bianco e nero come scelta etica
La scelta del bianco e nero per il progetto Shinjuku non è casuale, né risponde solo a considerazioni estetiche. È un atto di omaggio a Daido Moriyama, il fotografo che più di ogni altro ha rappresentato la street photography giapponese e ha influenzato decisamente la ricerca di Ferrillo. Una scelta che parla di continuità, di dialogo tra generazioni di fotografi, di rispetto verso chi ha aperto una strada.
Particolarmente significativo è il legame personale che unisce Ferrillo a Tadashi Onishi, il fotografo che ha scritto l’introduzione al libro e che spesso è suo ospite in Italia. Durante la serata, questo rapporto non è rimasto sullo sfondo come semplice aneddoto, ma è emerso come parte viva della ricerca.
Un libro come opera d’arte: oltre la fotografia
Ciò che rende Shinjuku ancora più speciale è la consapevolezza che il libro non è semplicemente un contenitore di immagini, ma un’opera d’arte a sé stante. Stampato su carta di riso nera con sali d’argento, ogni copia è unica e viva nel modo più letterale possibile. La particolarità affascinante di questa scelta materiale è che l’immagine cambia continuamente a seconda della luce incidente: la stessa fotografia, sfogliata al mattino o alla sera, sotto il sole diretto o alla luce soffusa, si trasforma. Non è una metafora – è una realtà fisica. Ogni lettura diventa un’esperienza diversa, come se il libro stesso respirasse e mutasse secondo il momento e lo sguardo di chi lo osserva. È questa la vera magia: la tiratura limitata non è solo una scelta commerciale, ma una dichiarazione filosofica sulla natura temporale e mutevole della visione stessa.
Le voci della platea: il cuore della comunità
Quello che ha arricchito ulteriormente la serata è stato l’apporto genuino della platea. Non un pubblico passivo, ma una comunità di persone che hanno posto domande, condiviso considerazioni, creato uno spazio di riflessione collettiva. Sono stati questi scambi a trasformare la presentazione in un vero momento di confronto: dubbi su come viaggiare responsabilmente, curiosità sulla tecnica fotografica, interesse per la cultura giapponese, fascinazione per il processo creativo di chi sa guardare il mondo con occhi diversi dai nostri.
È in questi momenti che il Circolo Amici dell’Arte mostra la sua vera vocazione: non essere solo uno spazio espositivo, ma un luogo dove la cultura si fa conversazione, dove le passioni individuali diventano patrimonio collettivo.
Ringraziamo Angelo per averci accompagnato tra le strade di Shinjuku e per averci ricordato che il viaggio più profondo non è quello che percorriamo con le gambe, ma quello che compiamo quando decidiamo di guardare il mondo attraverso gli occhi di un’altra cultura.
Per approfondire: Angelo Ferrillo Tadashi Onishi